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Jul, 2023

Eppure oggi si muore ancora di fame – di Giuseppe Ragogna

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È immobile, sdraiato sul lettino di ferro. Lo sguardo completamente assente. Non dovrebbe avere più di due, forse tre anni: nelle terre povere dell’Africa subsahariana l’età è qualcosa di indefinito. È sistemato lì, nel reparto malnutriti. “È un grave caso di insufficienza grave nell’alimentazione. Non so se riuscirà a cavarsela – sussurra l’infermiera di turno – perché anche lui, purtroppo, è arrivato qui troppo tardi, in condizioni pietose, coperto da poveri stracci. Nei villaggi remoti c’è ancora tanta diffidenza verso la nostra sanità”. Prima vengono i guaritori, i cui consigli provocano effetti drammatici. Per capirlo, basta dare un’occhiata nell’altra stanzetta, dove c’è un po’ di trambusto: “Hanno portato un bambino con gravi ustioni nella parte bassa del corpo. Si lamentava di avere mal di pancia, così la mamma ha accolto i pareri degli “esperti”. L’ha immerso in un pentolone di acqua bollente per uccidere i presunti vermi intestinali. Capisce che la nostra è una sfida continua a credenze disumane. Serve un lungo lavoro di sensibilizzazione”. Sono soltanto le Ong nelle trincee della sanità.
Questi sono alcuni ricordi forti di una mia breve visita con i medici del Cuamm di Padova all’ospedale pediatrico di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, un Paese tremendamente fragile nell’organizzazione dei servizi primari. I tassi di mortalità infantile sono molto alti, tra i peggiori al mondo: 140 bambini su 1.000 muoiono prima dei cinque anni a causa di varie patologie: malaria, malnutrizione, diarrea, infezioni di ogni genere (anche banali). Se non si vedono le povertà, perché attorno a noi non esistono immagini così violente, non ci si tormenta per cercare rimedi. Eppure oggi si muore ancora di fame. In troppe baracche, che si incontrano nei villaggi fuori da Bangui, i bambini sono trascurati. A casa mangiano poco, spesso la solita poltiglia cotta male di farina ricavata dalle radici di manioca. Una miseria che non garantisce l’equilibrio nutrizionale: l’effetto è la pancia gonfia segno di malessere.
Passando in rassegna i reparti dell’ospedale, non si sa proprio da che parte guardare per non versare lacrime di sconforto. L’ultimo sguardo va alla neonatologia: dentro l’unica incubatrice ci sono due corpicini che si muovono. L’infermiera allarga le braccia: “Non avevamo altra scelta. Perché non dare una chance a entrambe le creature? Le dico che forse se la caveranno. In Africa sono tosti fin da piccoli, si aggrappano alla vita”. Fuori dall’ospedale c’è un altro mondo. Ovunque i manifesti con il volto raggiante del presidente Faustin-Archange Touderà annunciano l’imminente referendum da lui voluto per aprirsi la strada al terzo mandato. Non si è fermato, nonostante gli appelli, così il Paese è sull’orlo di un’altra grave crisi.

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