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Nov, 2019

LA CONVENZIONE ONU COMPIE 30 ANNI di Fabia Mellina Bares

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Pubblichiamo l’opinione autorevole di Fabia MELLINA BARES, già Garante regionale dei diritti dei bambini e degli adolescenti, intervenuta anche in occasione della presentazione del libro “Il Futuro è bambino” durante la scorsa edizione di Pordenonelegge.
Grazie dott.ssa Bares per questa considerevole testimonianza.

La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza compie trent’anni.
Molti passi in avanti sono stati fatti in questi anni anche nel nostro Paese, ma molto rimane ancora da fare. Accanto a vecchi problemi se ne sono affacciati di nuovi, nuove povertà (economiche ed educative) e nuove sfide ci attendono per dare attuazione ai contenuti della Convenzione che impone alla comunità degli adulti una profonda riflessione per il raggiungimento delle finalità che trovano fondamento già nel preambolo della Convenzione stessa, laddove si afferma che

“…. Il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione”

“in considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà”.

Si tratta, pertanto, di offrire a tutti bambini la possibilità di essere sostenuti nel loro difficile percorso di crescita, di essere educati nel rispetto della loro personalità individuale, di essere ascoltati e coinvolti nelle scelte che li riguardano.
Tutte le persone che, come noi, si occupano di bambini e di ragazzi e si preoccupano del loro benessere, sanno quanto sia importante l’ambiente in cui essi crescono e trascorrono il loro tempo; quanto sia importante puntare sulla qualità dei servizi educativi e della relazione educativa. In buona sostanza, puntare sulla qualità dell’intervento da parte di chi di loro si occupa, in quanto a tutti i bambini, senza distinzione alcuna, deve essere permesso di vivere in un ambiente sereno ed in salute, di vivere il movimento lo sport, la musica, il gioco, la bellezza, la socialità e la partecipazione.
Questa è una delle più importanti sfide di questi nostri tempi; lo è sul piano giuridico, etico, sociale, e culturale, in quanto costituisce una sfida a quella cultura della tutela e della promozione dei bisogni/diritti dei bambini che, proprio con l’importante apporto della Convenzione, si è affacciata nel panorama nazionale ed internazionale in questi ultimi decenni.
E’ una sfida che deve essere necessariamente affrontata dalla intera comunità, uscendo da logiche frammentarie ed individualistiche che vedono il bambino solo come figlio e non come bene sociale.
Pertanto è importante promuovere la capacità degli adulti, a vario titolo impegnati, di assumere doveri e responsabilità per rendere concreti i diritti dei bambini, per accompagnare quotidianamente gli stessi nell’esercizio attivo e partecipato dei propri diritti e dei propri doveri, e per svolgere un’azione di contrasto e di effettiva tutela e protezione nelle situazioni di svantaggio.
Il giusto riconoscimento che lo Stato, attraverso i suoi organi, debba assumere il compito di rimuovere tutte le condizioni che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona, ha portato molti a ritenere di essere esonerati da ogni attenzione nei confronti dell’altro che ci passa accanto, che ci sta vicino, da ogni impegno di aiuto.
Accettiamo che tutto debba essere gestito dai Servizi. Fatichiamo nel concepire ed attivarci per un tessuto sociale che sostenga, che accolga le difficoltà dell’altro, soprattutto se bambino.
Ci rinchiudiamo in una privatezza che è isolamento. Confondiamo la partecipazione rifiutandoci di concepirla come assunzione di responsabilità quotidiana nell’aiuto verso gli altri. E questa profonda solitudine esistenziale rende difficile vedere e riconoscere la sofferenza altrui.
La battaglia contro ogni forma di disagio e deprivazione, soprattutto se vissuta dall’infanzia, non potrà essere vinta se sarà delegata esclusivamente agli esperti, ai tecnici.
Sono convinta che il benessere di bambini e ragazzi debba essere un impegno fondamentale e primario di tutta la comunità, debba sollecitare una mobilitazione di attenzione, di energie, di intelligenze, con la consapevolezza che i bambini e i ragazzi sono un bene sociale, una ricchezza. Non solo, tra tutte le ricchezze di una comunità, la più importante!
Credo molto nella condivisione, nella collaborazione e nella loro efficacia e positiva ricaduta. Sono fermamente convinta che si debba investire ed attivarsi per costruire quella cultura della solidarietà tra le persone che è la sola a permettere che si estenda al di là ed al di fuori del rapporto biologico di filiazione, il valore e la responsabilità della genitorialità: una genitorialità sociale!
La questione della responsabilità educativa andrebbe ricondotta in un quadro di equilibrio dove la funzione educativa corrisponde anche ad un compito sociale al quale non ci si può sottrarre e sul quale è importante che la società investa, in termini di programmazione pubblica. Una logica che qualifica il compito di ciascuno per la costruzione di una comunità adulta, finalmente riqualificata!
E’ un passaggio fondamentale e necessario per poter divenire, non più comunità di adulti, bensì finalmente, comunità adulta. Una comunità in grado di affrontare e superare le crisi in atto (economica ed educativa; nei rapporti tra generazioni e tra i generi; in famiglia).
Fabia MELLINA BARES

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